Il Giornalino della Carta

Centesimi 5 in Flatopolis - 7 fuori - numeri arretrati 10.

Uffici di Redazione in Flat-via Cartier n.22, Flatopolis

Fondatore: Abbott Abbott

nel regno di Flatlandia

Martedi 29 luglio 2019

Numero 0 - Anno 0

Notizie curiose, banali, storiche,

irriverenti e quasi tutte vere

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Carta anni 90: la Smemo


Se parliamo di "carta scolastica" negli anni 80/90 si parla di messaggini fra compagni, bigliettini di appunti per le "verifiche" e di diari. E proprio al DIARIO dedichiamo questo post.


Io personalmente sono passata attraverso il diario di Poochie (con tanto di quaderno, astuccio, gomme e timbrini coordinati), Iridella, Isidoro, David Gnomo per poi fare il salto di qualità e all'omologazione passando alla mitica Smemoranda.


Era il diario dei fichi.

Mai letto nulla degli articoli interni (di autori quali Benigni, Fellini, Pansa) perchè il vero creatore delle pagine fitte fitte di inchiostri colorati eri tu. Tu, ragazzina, che col copione infinito di frasi del Jim Morrison che si alternavano a quelle del Cioè e del film Il Corvo riempivi tutti gli spazi di grandi massime sulla vita. Ah, e di testi di canzoni di tutti i tipi. Tante immagini di cantanti e attori preferiti, anche i biglietti del treno se ritenevi che nel tragitto avessi incontrato qualcuno di interessante. Senza dimenticare i nomi in codice di "quelli che ti piacevano" che si alternavano di mese in mese a seconda se ti salutavano o meno in corridoio, per poi ripiegare immancabilmente nel sempre buono e disponibile Mark dei Take That (chi proprio era disperato puntava a Gary).


E poi si segnavano i compiti, se trovavi posto.


Piaceva a tutti avere quel diarione dei segreti in codice e delle verità che ti rendevano sensibile, te lo portavi in giro, lo scambiavi con le amiche, te lo rubavano "i maschi" e sghignazzavano disegnandoti oscenità stilizzate dall'anatomia distorta, ma era amato. Uno di quegli oggetti che apprezzavi di più quando era consunto e rattoppato con lo scotch piuttosto che nuovo di pacca, pieno "solo" delle vignette dei più grandi illustratori e comici in circolazione.


Oggi su Facebook e Instagram trovo le stesse identiche frasi stereotipate di amore e di odio, le immagini dei nuovi cantanti, e un qualcosa a noi sconosciuto: l'autoreferenzialità del selfie, oggi facilissimo da postare, un tempo impensabile (fai la foto, finisci il rullino da 36, fallo stampare, aspetta una settimana, pagalo un'intera paghetta per poi scoprire che la macchinetta usa e getta fa un luce dimmerda -o magari ti sei messa tu in controluce, boh). Insomma, non si faceva. Io ho ancora le mie Smemo, mi vergogno a sfogliarla come se avessi qualcuno di fianco a me che ride e scuote la testa, ma è bella. E' storia. E mi ricordo ancora a chi avevo dedicato quella frase, o perchè avevo scritto quella citazione a mo' di avvertimento inascoltato verso l'amica che stava diventando un po' troppo amica di quella che prima era la nemica.



Bando ai sentimentalismi, godetevi questa carrellata :









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